8 Marzo: la festa della tracotanza. Tratto da una storia vera.


“Non era Santa – era troppo grande-
Neanche Neve – era troppo piccola –
Si teneva soltanto in disparte
Come qualcosa di spirituale.”

Emily Dickinson, Mie Forti Madonne


La ricorrenza

La Festa della Donna allieta particolarmente due tipologie di donne.

La prima aspetta l’8 Marzo con ansia per un motivo: uscire con le amiche senza il proprio compagno. 
Pure la più cessa della scuola che il fidanzato, lei ancora non lo sa, lo avrà per la prima volta a 27 anni e sarà il pensionato vicino di casa, è gasatissima per quest’opportunità. Si muove, parla e zompetta fiera sotto braccio con le altre, come se un fidanzato, pure lei,  lo avesse lasciato davvero a casa. E le altre? Chi le tiene recluse il resto dell’anno? Chi le costringe a vedere sempre i posticipi della partita col broncio invece di spassarsela con le amiche per 90 benedettissimi minuti?





Lo svolgimento della festa

Esaltata a 1000, la donna esce dalla tana alle ore 20,00 circa per una cena in pizzeria con le amiche più care. Amiche di amiche di amiche che pure: chi cazz le conosce! Ma godiamoci quest’atmosfera di solidarietà femminile che si respira solo l’8 Marzo.

Dicevamo..cena che, in meno di un’ora e mezza di orologio, si trasforma in un film trash anni ‘80 dove si vede proprio di tutto. Catene infinite di donne finte ubriache, abbracciate alla meno peggio, in piedi sui tavoli, che stonano canzoni di Lucio Dalla (pace all’anima sua). Un giro di “Attenti al Lupo e pera” non manca mai. Baristi esausti che spillano barilotti di coca-cola, acconciature quanto mai improponibili innalzate come impalcature pericolanti con l’aiuto del gel (sconvolgente verità visto che il gel non si usa dagli anni ‘90 ). Mimose stanche e stonate che traboccano da ogni tavolo, da ogni tasca, da ogni spazio fra i denti e poi loro, le gonne longuette riesumate per l’occasione da (a questo punto devo pensare) un armadio appositamente realizzato in legno di ciliegio per la festa della donna, tenuto segreto nella camera di ognuna di noi, che si apre, come una botola, alle spalle del muro, muovendo la statuetta sul camino.

Ma l’atmosfera si surriscalda ancor più alle 23.55, quando le vedi che s’ infilano bavetta, coltello e forchetta, fiere di aver preparato, Circi malefiche, la miglior trappola per maschi mai progettata. Eh sì, perché i ragazzi, in genere, sono banditi dai locali in cui si festeggia la festa delle donne. Banditi, ma solo fino a mezzanotte. Orario dopo il quale possono entrare pagando un supplemento oneroso, ma doveroso.

E infatti alle 24.00 in punto le porte del saloon si spalancano, le donne sono in piedi sui tavoli disposti in cerchio e proteggono la fortezza dall’alto, sfregandosi le mani. I ragazzi trasudano arrapamento e sognano un ratto delle Sabine, ma una volta entrati, si ritrovano, in pratica, in una sorta di tana delle Amazzoni. Scendono da ogni angolo del locale, attaccate alle proprie lìane, al grido di Xena “Morte per Buru-Buru” (cit. Futurama). In meno di un’ora si consuma la battaglia. Vinti e vincitori sono ormai allo stremo delle forze. Qualcuno ha abbandonato il campo e si è andato a rifugiare nelle strade della città che, per l’occasione, sono diventate zona franca per molestie sessuali e atti di stalking di ogni genere.

Chi è rimasto nel locale invece, inevitabilmente, viene sopraffatto, in un abbraccio, dall’ ultimo inesorabile lento… Dreeeeeeeeeeeeeams  are my realityyyyyy, the only kind of reeeeal faaantasy, illusion are a common thing, I try to live in dreams, it seems as if it’s meant to beeeee….

Le anti Festa della Donna

Ma ci sono anche le donne che questa festa la odiano proprio. E che amano odiarla, non so se mi spiego! L’ aspettano ogni anno con ghigno etrusco per riempire le bacheche di Facebook di ingiurie, offese e rivendicazioni. Per rispondere soddisfatte agli auguri dell’amica romantica con un “Vergognati!”. Per lasciare la mimosa ricevuta in dono dal collega sulla scrivania, in segno di sfregio. Per protestare contro il lato commerciale della cosa, riallacciandosi alle accuse contro le multinazionali, il Mc Donalds, la Coca-cola e la Nike che fa fare le scarpe ai bambini. Insomma è tutto sbagliato in questo mondo e la festa della donna è la punta di un iceberg. Poi prendono la loro bicicletta che utilizzano per non inquinare e creare un mondo ecosostenibile, la parcheggiano meticolosamente nel cortile di casa e aspettano l’amico che le passi a prendere con l’auto, perché casa di Alessio è lontana per arrivarci a pedalate.


Le smemorate

Nella confusione totale di questa giornata c’è pure chi si dimentica di tutto e se lo ricorda quando la mamma le dà un bacio appena sveglia. Chi ricorda al fidanzato di farle gli auguri perché a quanto pare è già l’8 Marzo (come passa il tempo). E infine chi riceve una mimosa e l’accetta con un sorriso. Perché tutte quelle palline gialle mettono un gran buon’umore e puzzano anche meno degli altri fiori, tutto sommato.
Auguri a chi è donna e a chi non sa di esserlo.
La vostra amichevole Zia Cin di quartiere
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2 thoughts on “8 Marzo: la festa della tracotanza. Tratto da una storia vera.

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