5 modi per sopravvivere senza uno smartphone

Non si sente offeso dal fatto che io possa darle degli ordini? Che possa costringerla ad alzarsi, a sedersi, a girare a destra o sinistra con un semplice comando?
– E’ un piacere accontentarla Signore. Se i suoi ordini interferissero con il rispetto che la mia stessa natura mi costringe a portare a lei e agli esseri umani, non obbedirei.
                                                                                              L’uomo Bicentenario, Isaac Asimov


Quando vedi il fondo del fondotinta color pesca dorata, capisci che l’estate è davvero finita e bisogna tornare a lavoro. Fare la zia, in effetti, è un lavoro duro, ma qualcuno deve pur farlo. E così, tornata dalle mie ferie da web zia, trascorse in un luogo dove la tecnologia è un mero orpello, ecco la morale che ne ho tratto ed i relativi consigli.


Il tuo cellulare nuovo sa essere davvero cool. L’hai pagato col sudore della fronte e quello, non c’è sgrassante, né panno x schermi che lo pulisca via. E’ come l’hai sempre sognato. E’ leggero, sensibile al tuo “human touch”, si addormenta con te, ride con te, piange con te, ti permette di rimanere in contatto con i tuoi amici (veri e non) e condividere con loro i momenti belli, ma anche quelli tristi, le tue vittorie, i tuoi starnuti e il percorso che il cibo fa nel tuo apparato digerente fino allo scivolo finale. E poi ti sveglia, vibra, è rispettoso e servile (“come desideri procedere?” per citarlo). Inoltre, copiose applicazioni ti permettono di ingrassare restando seduto e atrofizzano la tua mente risolvendo piccoli problemi quotidiani per i quali era preposto, un tempo, il tuo cervello.
L’hai portato con te anche in vacanza, ovvio. E pure in spiaggia, se pur conciato come una signorina, tra custodie color pastello e fronzoli vari, che dire,  fa la sua porca figura. Poi, un giorno, mentre  disteso sulla riva guardi l’orizzonte con la faccia da beota, ti sembra di distinguere, tra il rumore delle onde, un flebile tintinnio. Come un sibilo, a dire il vero. Una sorta di richiesta d’aiuto, carica di pietà, che proviene dallo zaino. E’ lui. Con frenesia cerchi di tirarlo fuori per farlo respirare un po’ prima che sia troppo tardi, mentre già realizzi cosa sta accadendo. Nonostante la tua tempestività, il tuo amico si sta spegnendo. Il suo cuore di carica pulsa ormai lentissimo e in un bip strozzato ti avvisa che, d’ora in poi, sarai solo. Ebbene, pazzo egoista che non sei altro, hai dimenticato di caricarlo a dovere prima di uscire. Avevi pensato di arrivare in spiaggia presto per occupare il posto vicino al mare e far mangiare sabbia alla famigliola napoletana che porta gli stanati di pasta al forno con tanto di tavolo. E non hai pensato a lui, il tuo migliore amico, il tuo cellulare. Quella giornata infernale, te la ricordi ancora.
Visto che prevenire è meglio che curare, anche se acquisti un telefono di ultima generazione, segui queste semplici regole:

1)      Memorizza un paio di numeri. Lascia perdere l’affetto. Se ricordi il numero di tua sorella che non sente mai il cellulare e non ha mai soldi per risponderti, ti servirà a ben poco. Scegli, invece, il numero di una persona che sia a te vicina, ma anche affidabile. Qualcuno che sai di rintracciare una volta chiamato. In casi di emergenza, questa persona può, a sua volta, chiamare chi di dovere.


Se poi sei preciso (e fissato) come me (ne dubito), puoi comprare, in una cartolibreria qualunque, una rubrica dello spessore di mezzo centimetro da tenere sempre nel portafogli. E’ la svolta, che te lo dico a fare!
2)      Anche un’agenda molto piccola fa comodo. Puoi scrivere molto più testo rispetto alla memo del cellulare e puoi scarabocchiare, conservare biglietti, appiccicarci buffi adesivi che trovi in giro. Ma per gli eventi immediati e DA NON SOTTOVALUTARE per ricordarti che devi ricordarti qualcosa, invece, niente è più efficace del rimedio di Aurora (dal nome della signora che me lo ha insegnato): sposta l’orologio da sinistra a destra. Ti sembrerà strano trovarlo lì dopo qualche ora eeeeeHop! Ecco cosa non devo dimenticare di fare!


3)      Twitter e altri social network ti connettono con il mondo e ti informano. Ma perché non uscire dieci minuti prima la mattina, scendere al bar, salutare Lele al bancone e chiedere come sta sua madre, aiutare la signora del primo piano a mettere delle buste in auto e bere un buon caffè mentre dai uno sguardo al giornale?! E’ buono qui, è buono qui (cit.).
4)   Il navigatore è un valido aiuto, ma ti assicuro che le strade sono dotate di segnaletica. Inoltre, anche il tom tom pecca di precisione sulle viucole, laddove la pittoresca domanda fatta al passante dal finestrino non delude mai: “Mi scusi, per la Comune?” “Per la Comune?” “Eh” “Allora, supera Ronzino, il ferramenta, prosegui dritto per 50 metri, costeggia la villa e quando ti ritrovi davanti alla Conadda, gira a sinistra.” “ Ma alla Conadda, mi scusi,  il panino imbottito con la salame dice che me lo fanno?” “Certo che si” “La ringrazio” “E’ un piacere. Ciao bello mio”.
5)      Frequenta le persone DAL VIVO. E’ sempre bene combinare i rapporti intrattenuti attraverso mezzi tecnologici con quelli faccia a faccia. Quasi mai la maschera che si indossa sul web corrisponde alla faccia di cavolo che una persona ha nella realtà. E poi dove sono finite le amicizie di una vita? Le simpatie e antipatie a pelle? La prova dell’alito (quella che ti conferma che proprio il tizio non lo sopporti)? Vita, pelle e alito sono cose reali, cose che ti dicono dell’altro molto più delle sue mille parole ben scritte su un post e delle sue foto ritoccate. Inutile dirti, che ne ho conosciuta di gente che on line sembra brillante e che dal vivo è un pesce triste. Come gente che ciancia poco sul web e realizza tanto.

Insomma,  tutto questo discorso è un po’ come dire: non vi faceva tristezza Michael in “Supercar” che senza il suo KITT (il macchinino omosex innamorato di lui) non era buono a far nulla?

                                                                                                                                        Zia Cin


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