Seo. Ti ho venduto l’anima?

Attenzione: contiene verità scomode.
Diciamolo dai e finiamola con questo buonismo. Il SEO (Search Engine Optimization, insieme di regole di scrittura sul web utilizzate per posizionarsi al meglio agli occhi dei motori di ricerca), ci darà pure da mangiare e sì, sarà d’aiuto per gli associati alla “Logorroici anonimi”, costretti a rivedere i propri standard in merito a numeri di parole, succo del discorso e formattazione della propria performance di scrittura. Però, però. Lasciatemi rafforzare il concetto con un doppio però.


Il discorso è che il Seo dapprima lo circuisci, gli ammicchi, lo avvicini e infine ci prendi confidenza. Ed è proprio quando hai imparato a conoscerlo che, puff, lui cambia. Embeh no. C’è un limite a tutto. Anche perché sono una donna, non si è mai visto che debba rincorrerti io! 
Ma a questo potevamo pure abituarci – i tempi cambiano – dicono. I problemi più gravi (che potrebbero diventare una piaga) sono altri.
1)    Il problema più vecchio del mondo: l’Omologazione.  Ma se un argomento, per brillare agli occhi di Mr. Google, deve: essere sviluppato in tot parole; contenere le keywords un tot di volte (di più, di più) (no così sono troppe) (beh ora non fare il tirchio con le keywords che non le paghi); singhiozzare in paragrafi, ma al contempo scivolare come l’olio per affabilità e chiarezza… me lo volete dire come si fa a non rimbambire come Lino Banfi in “Vieni avanti Cretino”??? E poi, metafore colte a parte, questi contenuti non finiranno per assomigliarsi un po’ tutti? Ed è li che arriva il ghigno del motore di ricerca. Stronzetto lui. Sì, perché mentre tu ti affanni nel seguire le regole, cercando di rendere una notizia a modo tuo, ma rispettando il suo schema maledetto della brevità e semplicità,  lui inarca le sopracciglia e inizia a tirare su il naso e l’indice, per poi sventolare quest’ultimo lentamente, da destra verso sinistra, ricordandoti che, i contenuti duplicati, lui li evita. Quindi come in fisica (credo): due forze uguali si annullano.
2)   Secondo problema. Tu ci hai messo tutta la personalità che potevi e la tua strategia, tutto il sudore della fronte e l’olio di gomito che sei riuscito a produrre (praticamente sei zuppo), ma non è servito. Ed è in quel momento che ti accorgi che hai venduto l’anima al SEO. La tua creatività è stata strangolata. Lentamente, giorno dopo giorno, senza che te ne rendessi conto. Come in un film della tua vita che scorre davanti agli occhi, mentre sudi freddo, ti vengono in mente tutte le azioni più bieche che hai compiuto per dare retta al SEO. Come quella volta che hai cercato su Google Trends l’ espressione più digitata e, pur essendo altamente porno, l’ hai utilizzata, con la scusa di essere un copy, per il tuo titolo sul post di argomento “Cibo” . E pensi: che stupido sono stato a piegarmi alla logica meccanica, all’ ingegneria, al calcolo subdolo. Un incubo, sembra di rivivere Io Robot e tu non hai di certo il fascino di Will Smith. Ma possibile che, preso dalla mania delle visualizzazioni e del Seo, mi sono dimenticato di cosa amo parlare, come amo farlo e soprattutto da dove vengo? Perché noi italiani veniamo dagli endecasillabi, dall’ Accademia della Crusca, veniamo dal “La donzelletta che vien dalla campagna, in sul calar del sole…” e lei, aveva in mano solo un fascio d’erba, non una calcolatrice o un grafico cartesiano.
Il succo è questo: al Seo, ora come ora, non possiamo (purtroppo) rinunciare. Ma bisogna usarlo, come ogni cosa, con moderazione. Senza dimenticare chi siamo e perché scriviamo.
Del resto il calamaio è già andato e la penna pure, ma ci vogliamo far togliere dalle macchine il piacere di un climax, di una similitudine, di un sano ossimoro???!!! 
Ci vogliamo far privare del gusto di ascoltare la dolce melodia delle parole per ridurre tutto ad un elenco puntato, ad un paragrafo di frasi brevi e chiare???!!!
Ed infine, secondo voi, quante volte ho inserito la parola Seo in questo post? ;D  Forse troppe, ma per questa volta…
Sempre occupata in un conflitto interiore, la vostra Zia Cin
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7 thoughts on “Seo. Ti ho venduto l’anima?

  1. Questa volta Zia Cin, devo dissentire…
    Il SEO non ha nulla da spartire con il discorso creatività, tanto meno può essere “strangolata” da logica, matematica e grafici.
    Anzi, direi proprio il contrario:
    “costringe” a scrivere meglio, in maniera più chiara senza fraintendimenti, titoli altisonanti per attirare l'attenzione o strutture illeggibili su device.

    Le tecniche di implementazione di una struttura SEO corretta poi, sono quasi esclusivamente demandate al programmatore, spesso estraneo ai contenuti.

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  2. Ciao Zia! Gran bel post che apre di nuovo la mente su un dibattito importante: scrivere per Google o per le persone? Tu sai come la penso, ma la mia riflessione merita di diventare pubblica quindi…
    Dietro ai pc ci sono le persone. Persone che, se trovano un post interessante lo condividono sui social network. e si social network contribuiscono a migliorare il posizionamento ERGO>> tendo a scrivere per le persone più che per Google.
    Il dibattito potrebbe accendersi e non finire più: anche in questo caso, come in qualsiasi cosa che riguardi il web, la parola d'ordine è DIPENDE. Ovvio che quello che ho appena detto vale per il blogging (io scrivo per le persone), ma non nei casi in cui cerchiamo di posizionare un sito di un cliente per determinate parole chiave. In quel caso Google deve essere assecondato. E' una dura realtà. Certo è che la creatività non deve risentirne, altrimenti che 'scrittori' siamo? E comunque se fosse facile tutti sarebbero web writer professionisti, e invece…
    Un bacione e, una domanda OT: c'è la festa della mamma, quella del papà, quella dei nonni… ma quella delle zie?

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  3. Ciao Doc!
    Capisco il tuo punto di vista ma, per quanto riguarda il lavoro del web writer, continuo a pensarla come da post. I titoli li decide il SEO che vuole la keyword in una certa posizione, i contenuti idem con patate. Non siamo liberi. Su questo non ci piove. Il programmatore, a tal proposito, fa il grosso del lavoro, ma ti ti assicuro che chi scrive deve tener conto di diverse cose e spesso rinunciare a qualche pazzia linguistica, a qualche gioco di parole, che l'italiano medio capirebbe, mentre il motore di ricerca tonto (che non ha fatto il liceo) ignora.
    Se per scrivere meglio intendi in maniera più chiara e diretta, allora sì, il Seo ci mette in riga e ci abitua alla semplicità e alla pulizia. Ma io, che sono nostalgica per nascita, rinuncerei volentieri a un po' di quella chiarezza schematica per, utilizzando un linguaggio artistico, aggiungere qualche virtuosismo canoro, qualche nota spacca bicchiere, per riprodurre una cover a modo mio. Ecco perché il lavoro di chi scrive per il web non è facile. Perché bisogna mediare tra l'una e l'altra cosa. Tra il Seo di qualità, e la qualità della pancia, la propria. Che con quella si scrive bene 😉

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  4. Ciao Checca! Grazie again! Questo commento si propone come risposta perfetta al mio post…Io sollevo dubbi amletici e poi vado tranquillizzata. Ma sai com'è. Tra una battuta e un quesito, forse una morale emerge già. Il tuo ragionamento non fa una piega e mi trova d'accordo. Chi scrive per il web, ora (perché ricordiamo che le cose cambiano in fretta) è costretto a rispettare tutta una serie di mini regole ma, al fine di preservare la propria creatività e identità stilistica, deve necessariamente anche infischiarsene spesso. Il web writer deve ammiccare al Seo e parlare alle persone per creare contenuti di qualità, differenti dagli altri, unici e originali, tenendo presente che la gente è il target primario. E la lettura del contenuto realizzato è l'obiettivo finale.

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  5. Ribadisco le mie considerazioni aggiungendo qualcosa che prima non ho messo in luce:

    Chi scrive per il Web, può anche usare titoli come “ambarabaciccicocco”, non è questo a determinare il successo, rispetto a “I promessi sposi”.
    Per quel che vale, potete scrivere anche in dialetto.
    Le “mini regole” citate, di fatto si traducono in macro regole basate sui CSS2/CSS3, impostazioni delle meta-key, regole per gli url etc.
    Senza dubbio l'articolo in sé riveste la sua importanza, ma solo se è ricco di riferimenti, link etc…sopratutto i link, continui rimandi ad altre fonti, anche interne.

    La creatività va riformulata ed omologata.

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