Nuovo sito: trasloca con me!

Trasferimento di blog su dominio.

Ciao nipoti!

Finalmente sono riuscita a traslocare su un nuovo sito.

D’ora in poi troverete i miei consigli ed i miei scarabocchi su http://www.paroladiziacin.it !

E da quest’anno parleremo anche di, ebbene sì, matrimonio. Io che parlo di nozze, capito???

Quindi non lasciatemi da sola in quel nuovo dominio freddo e vuoto.
Venite tutti a trovarmi presso la nuova sede. Vi aspetto!

Fieramente,

vostra Zia

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Groupon: conviene?

Ce lo chiediamo spesso e oggi provo a dare una risposta. Le mie sono considerazioni da utente e da consumatrice, quindi ognuno ne faccia quel che vuole, come al solito.
Come funzionano Groupon e simili
Ormai sappiamo un po’ tutti come funzionano servizi come Groupon e similari. Il commerciante X chiama Groupon e spiega quale servizio o prodotto vuole mettere in offerta. Groupon valuta e, se decide che l’offerta è possibile, pubblica sul proprio sito la promozione o lo sconto che riguarda il prodotto o il servizio messo in offerta dall’azienda. Dal guadagno di ogni prodotto/servizio venduto tramite il sito di Groupon, una percentuale andrà al commerciante ed un’altra a Groupon. Di solito (se ho ben capito), la percentuale che va al commerciante è quella del 50% sul costo del prodotto offerto (prezzo non da listino). E questo cosa significa? Che il commerciante/azienda guadagna molto poco dal venduto, ma lui lo sa bene, poiché il vero guadagno è in termini di consolidamento dell’immagine aziendale e promozione a livello nazionale.
Quindi ricapitolando: Chi decide di usufruire di Groupon?
          Aziende e commercianti che vogliono allargare la propria fetta di mercato, raggiungere una nicchia, rafforzare l’immagine aziendale e farsi conoscere dai consumatori; attività commerciali neonate che hanno bisogno di pubblicità e sono disposte a guadagnare di meno all’inizio, pur di espandere il proprio pubblico di utenti.
          Consumatoriche necessitano di un prodotto o servizio difficilmente reperibile oppure a costo contenuto rispetto a quello di listino.
Il mio parere sulle offerte
Detto questo, passiamo alla valutazione delle offerte. Alcune molto allettanti, altre meno, a livello di costo, la vera convenienza di ognuna di esse si misura solo dopo averne usufruito. Ecco perché, dopo anni di utilizzo del servizio di Groupon, mi permetto di dire la mia.
Per quanto riguarda gli oggetti (prodotti di uso quotidiano e idee regalo), io ho acquistato, negli anni, diversi prodotti e devo dire, mi sono trovata abbastanza bene. Le spedizioni sono state lente, ma sono avvenute nella maniera descritta dal sito. Gli oggetti sono arrivati intatti e, cosa molto importante, corrispondevano, nella quantità e nelle fattezze, alle descrizioni effettuate, tramite immagini e parole, sul sito di Groupon.
  • Per quanto riguarda gli sconti per l’acquisto di prodotti o servizi da siti web, come lo sconto per l’acquisto online di stampe fotografiche, biancheria per la casa, idee regalo, ecc. (esempio: sconto del 70% per l’acquisto di stampe fotografiche su tela dal sito XXX), devo dire che ho notato che non sempre queste offerte sono convenienti. Per due semplici motivi.
1. I prezzi di listino dei prodotti da ordinare online sono sempre molto alti e quindi la percezione di risparmio è irrisoria. Se lo sconto è del 70%, ma poi il prezzo originario del prodotto è molto elevato, acquistando il coupon di Groupon ci sembrerà di risparmiare tantissimo, ma poi ci accorgeremo di aver comunque effettuato un acquisto oneroso. Per ovviare a questo problema è bene, dunque, visitare il sito web dell’azienda/e-commerce che vende il prodotto desiderato (raggiungibile dalla stessa pagina di offerta su Groupon) e verificare, prima ancora di ordinare il coupon, il prezzo di ciò che desideriamo acquistare. Avvertimento utile per chi ha il dito indice frenetico Je rischia di cliccare “acquista” su groupon prima di conoscere le effettive condizioni del servizio.
2. Le spedizioni spesso sono escluse. Quindi può capitare di trovare su Groupon uno sconto considerevole per l’acquisto di un prodotto da un e-commerce, ma poi di ricevere il “pacco-regalo salasso” sulle spese di spedizioni del sito web che propone l’oggetto in questione. Anche in questo caso, prima di pigiare, cari nipoti, accertatevi che le spedizioni siano incluse o abbiano un costo che siete disposti a sostenere.
  • Per quanto riguarda le offerte su viaggi, pacchetti benessere, visite mediche e coupon relativi a cene/pranzi/servizi di ristorazione, devo dire che, mentre sui viaggi non ho esperienze, sul resto mi sono fatta un’idea. Sono convinta che la convenienza di queste offerte dipenda dall’ azienda e non da Groupon. Peccato dunque, che non ci sia una sezioni “commenti degli utenti” come accade sulla maggior parte dei siti web (Amazon, TripAdvisor, ecc.) che permetta di rassicurare il consumatore attraverso i pareri di chi ha già acquistato.
Le mie esperienze a confronto
Tuttavia posso dire di aver apprezzato ad esempio, la spa dove ho potuto usufruire di un percorso benessere a prezzo scontato. Dove tutto è stato consono e idoneo alle mie aspettative. Dove la massaggiatrice era gentile e bravissima. Dove la cromoterapia consisteva nell’utilizzo di docce profumate e colorate, la sala relax adibita con divanetti e tè caldo, la vasca idromassaggio grande, tecnologica e allestita su una terrazzina con vista mare. Dove l’unico atto di furbizia (giustificato) è stato, a fine seduta, chiedermi l’indirizzo mail, per poi contattarmi, solo una volta all’anno, per propormi nuove offerte, slegate da Groupon.  In questo caso, ottimo servizio e ottimo modo di gestire l’opportunità del mezzo di scontistica. CI SONO TORNATA e HO FATTO PASSAPAROLA.
Al Contrario della Spa dove la sala relax era un minuscolo bagno di un’abitazione adibita a studio clinico, la vasca idromassaggio era piccola e si poteva stare solo seduti, la cromoterapia era una candela che cambiava colore poggiata sullo specchio del bagno, il massaggio insulso ed effettuato da una donna dalla dubbia igiene che, invece di farmi rilassare, insinuava dubbi sulla mia salute e  cercava di convincermi ad acquistare creme miracolose a prezzi esorbitanti. NON CI SONO MAI PIU’ TORNATA E HO AVVISATO I MIEI AMICI DELLA TRUFFA.
Le potenzialità di Groupon per i commercianti
La cosa che più dispiace è vedere che studi clinici, medici e ristoratori non abbiano capito che Groupon è un’arma a doppio taglio. Che deve essere utilizzato per ottenere visibilità e pubblicità per la propria attività, generando, nel consumatore, ricordi sensazioni positive legate al servizio offerto. Ma accade esattamente il contrario, quando si cerca di fregare il cliente. A questo proposito mi propongo di elencare dei semplici consigli di buona condotta per il commerciante/professionista che utilizza Groupon per la sua attività:
 
1.    Attieniti all’offerta come descritta sul sito di Groupon.
Se ho acquistato un coupon per cenare nella tua pizzeria e ho diritto a pizze illimitate e antipasto della casa, non inventare clausole inesistenti. Ti ho sentito dire che le pizze illimitate sono solo di giovedì, o solo per uno dei commensali, oppure che l’antipasto della casa consiste solo in tre bruschette e noi, guarda un po’, siamo in quattro. DA TE NON CI TORNO.
4.      Tratta il cliente “Groupon” come tutti gli altri.
 Se vengo nel tuo ristorante con un coupon e il cameriere mi chiama “Cliente groupon” di fronte agli altri, la coppia sedutaala tavolo vicino inizia a bisbigliare che sono una pezzente perché sto mangiando grazie ad uno sconto, e il capo cuoco mi viene a dire che, essendo un ”Cliente Groupon”, ho a disposizione un Menu diverso dagli altri, magari fisso o con poche possibilità di scelta: DA TE NON CI TORNO.
4.      Non trasformare l’incontro con il cliente in una dimostrazione porta a porta
Se ho acquistato un coupon per una seduta di massaggi da te, cara spa, non cercare di convincermi insistentemente che ho la cellulite e che ho bisogno di altre 10 sedute a pagamento più la crema risolutiva per il mio problema a soli 150 euro a tubetto. DA TE NON CI TORNO.
4. Ricorda di essere un professionista con dei principi
Caro ginecologo, caro dentista, caro igienista, se ho acquistato un coupon per una visita medica, non mi fare venire il dubbio di avere delle patologie gravi solo per convincermi ad effettuare subito presso il tuo studio medico degli accertamenti costosi che non sono inclusi nell’offerta Groupon. Stai rubando, mentendo e stai giocando con la salute delle persone. E vergognati. DA TE NON CI TORNO.
Tengo quindi a precisare, come suggeritomi da un’amica, che se un servizio/prodotto acquistato non è stato di gradimento del consumatore, non è colpa di Groupon, ma del commerciante/professionista che ne fa un cattivo utilizzo. Groupon, infatti, tiene molto alla customer satisfaction, cioè alla soddisfazione del cliente, perciò chiede agli utenti di segnalare alla sezione Customer Care gli eventuali comportamenti scorretti dei commercianti, oppure la propria insoddisfazione nei confronti del servizio acquistato. Questo garantisce a Groupon di prendere provvedimenti nei confronti del commerciante furbone  e che il disservizio non si ripeta.
La vostra amichevole Zia Cin di quartiere

Spremuta d’estate. Il succo di una stagione che, più che altro, amiamo attendere

Non sto nella pelle, non vedo l’ora che arrivi l’estate! Facciamo un sacco di cose, ci divertiamo!!! Dai che ora che arriva l’ estate organizziamo una bella cena tutti insieme!!!!! Come Giugno????? Di già??? Caspita che freddo. Ho ancora la trapunta sul letto. Ma l’estate non iniziava il 21??? Evvai!!!! Ora che è estate andiamo a mare in quel posto bello che dicevamo. Però di fine settimana, perché ancora non sono in ferie. Si, però sabato ha diluviato. E domenica non posso, ma la prossima sì. Ora tolgo la trapunta, và. Che bello, poi andiamo a quel concerto! Quando è possibile andiamo a mare insieme. Come parti? Vabbe’, quando torni. Però parto io. Vabbe’ quando torno andiamo a mare insieme. Si sarebbe bello fare questo, ma ancora lavoro. Come luglio? Vabbe’, ad Agosto poi. Ma al concerto vuoi venire? Magari non in prima fila però andiamo! Mamma ti ricordi dove ho messo la giacca verde con le maniche lunghe? Dai che ora che arrivano tutti facciamo la famosa cena. Madò, ti ricordi quando tornavamo a casa direttamente alle 8 di mattina?  Ah ma quindi le ferie le hai fatte durante la bassa stagione quest’anno? Uff, va bene sarà per la prossima estate. Oggi fa freddo, ma quando arriva l’estate facciamo un aperitivo sulla spiaggia. Anzi, anzi, passiamo la notte sulla spiaggia come i giovani. Dai, ci saranno altri concerti prima che finisca l’estate. Tesoro, la trapunta la lasciamo sul letto e poi la tiriamo via all’ occorrenza, che dici? Come Agosto? Ah, ma anche tu hai finito già le ferie? Eh, purtroppo con la crisi…  Io sono in ferie, che facciamo??? Oddio, ferie, più o meno. Tu no? Dai che una di queste domeniche d’estate ceniamo tutti insieme. Amore ti ricordi dove ho conservato il cappotto di mezza stagione? Quello grigio. Come Ferragosto? Ah, ma tu sei stato in ferie e non hai chiamato neanche. Bell’amico! Uno di meno per l’estate prossima. Ti mangerai le mani bello mio. Stupenda quest’alba sul mare. Madò, ti ricordi quando andavamo a mare mattina e pomeriggio e poi facevamo tutto un tiro fino alla notte? Dai che per salutare tutti facciamo la cena di fine estate. In quanti siamo, tre??? Vabbe’, sarà per la prossima estate. Sì, ciao per messaggio che non ci siamo potuti salutare. Sì, ciao su Facebook.Torna presto, anche se ci siamo visti poco mi mancherai. Credo. Ci vediamo a Natale oppure a Pasqua, ciao ciao. Come finita?E che dobbiamo fare, l’estate passa troppo in fretta. Ou, ma finisce sta cacchio di estate? Ah ecco. A casa mia voglio stare.

Lavoro e precariato. Mal comune mezzo gaudio


Come mai, dico io, ci sorprendiamo della precarietà nel mondo del lavoro? Non è forse la condizione umana, per definizione, ad essere precaria?
E dire che eravamo avvisati fin dai tempi del catechismo. Bei tempi quelli! C’erano una volta Adamo ed Eva, ci hanno raccontato, uno superuomo, l’altra nata da una sua costola. Visto che Donna vuol dire Danno, con tutti gli animali del giardino terrestre, secondo voi Eva, da chi doveva accettare una mela? Da una strega cattiva travestita da serpente (o almeno così mi pare di ricordare). E da allora l’uomo e la donna furono condannati per sempre.
Sì, condannati: LEI al “parto con dolore”;
 al mese con la settimana di dolore;
alla depilazione con dolore;
alla tinta dei capelli bianchi che l’uomo invece brizzolato è affascinante;
alla caccia alle streghe; 
alla lapidazione per adulterio;
alla scalata sociale con la gonna (che non c’è cosa più scomoda);
ai tacchi (gioiello di ingegneria sadica);
alla  domanda di ogni titolare d’azienda durante il colloquio di lavoro “non è che per caso mi fai scherzi e rimani incinta?” (che ti viene da rispondere: pure se ci provi con tutte le tue forze, di te mai, ti assicuro);
e alla generale difficoltà di condurre una vita soddisfacente, senza dover scegliere, per forza, tra una famiglia e un’occupazione.

LUI (poverino): condannato a “lavorare con sudore”.


Ora, diciamocelo: il sudore è una prerogativa maschile. Non c’è uomo senza goccia di rugiada sulla fronte, non c’è calzino che viva più a lungo di una partita a calcetto con gli amici. L’uomo suda persino quando l’unico movimento che gli è richiesto è quello di alzarsi dal divano per sedersi a tavola, che è pronto. E allora, dico io: qual è realmente la condanna divina per questo essere che al sudore è abituato e per giunta, lavorando, può realizzarsi, dimostrare le proprie capacità, portare con orgoglio il pane a casa????!!!
 E allora sapete che vi dico? Che nella terribile situazione di precariato che ci accomuna tutti, noi donne, cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno.
Per una volta l’uomo la sua “condanna divina”, pur volendo, non la può scontare. Per una volta, mal comune mezzo gaudio.
Ci sono e ci faccio.
la vostra Zia

Vendere una laurea. Giorgio ci ha provato

La laurea? Non è che non serve. No, è il formato di stampa ad essere sbagliato. Se la stampassero, infatti, su fogli stretti e lunghi, ma lunghi lunghi, e morbidi, ma morbidi morbidi..e magari resistenti, perché no, giusto per essere all’altezza dei concorrenti più agguerriti come Scottex, allora, perlomeno il formato cartaceo, sarebbe un po’ più utile in questo momento storico.
Vi avevo già parlato di Università fornendo una piccola guida, passo per passo, rivolta allo studente coraggioso (che trovate qui 
http://paroladiziacin.blogspot.it/2012/06/8-regole-per-sopravvivere-all.html), ma oggi, quello che vi vorrei segnalare, è la storia di un ragazzo che la laurea ha cercato di vendersela. E in che modo! Su una bacheca virtuale per annunci.

In pratica: Giorgio si è laureato in Scienze Politiche ma, come molti suoi coetanei italiani, non è riuscito ad utilizzare questo titolo di studio, traguardo raggiunto ovviamente con tanti sacrifici e tenacia, per trovare un’occupazione. Così, un giorno, pubblica un annuncio su bakeca.it, nella sezione “varie e regali” dove cede il suo diploma di laurea in cambio di un posto di lavoro. Mica male come idea! La redazione del sito, per motivi di regolamento, elimina il messaggio. Tuttavia, gli concede di spiegare le sue motivazioni in un post del blog, questo qui http://blog.bakeca.it/blog/vendesi-causa-mancato-utilizzo-laurea-in-scienze-politiche/.
A quanto pare, l’annuncio di Giorgio è stata una provocazione bella e buona per qualcuno, ed una pacca virtuale sulla spalla per qualcun altro. Una morale da manuale, ma ho il sospetto che Giorgio avrebbe voluto dire di più. Il fatto è che il pessimismo crea panico, soprattutto se veicolato sul web, dove i lettori sono tanti e variegati. Ma vogliamo negare che ci siano realmente facoltà che non forniscono le competenze adeguate a ricoprire uno specifico ruolo all’interno di un’azienda/ente? Che la maggior parte dei corsi di studio universitari sia inadeguato a tracciare il perimetro di una figura professionale mirata?
Giorgio, giustamente, ha provato a smorzare i toni di quella provocazione iniziale, lanciata sotto forma di annuncio, spiegando che ogni laureato, alla fine, può, con tanti sacrifici, ottenere il lavoro dei propri sogni. Ma la domanda è: con quello che costa l’Università italiana, non bastano i sacrifici che si fanno durante il percorso di studi? E perché quello per cui si studia dovrebbe essere un “lavoro dei sogni” se, con un’adeguata riorganizzazione dei percorsi di studio, potrebbe diventare un “lavoro adeguato”? Studio, pago le tasse, mi laureo e lavoro in quel settore. Sarebbe facile vero?! Non si tratta neanche del solito “se tornassi indietro non mi iscriverei”. Sarebbe inutile rinnegare il proprio percorso di studi, soprattutto perché in Italia abbiamo grandi menti e professori innamorati del proprio lavoro, che hanno saputo trasmetterci nozioni e competenze adeguate per affrontare il mutevole scenario odierno.
La questione si sposta anche sul SENSO del tutto. Perché un ragazzo oggi dovrebbe frequentare la facoltà X, se poi sa già che al 90% finirà a fare tutt’altro? Non ha senso. Allora che creino degli asili per 30enni, corsi generici per tutti, licei bis. Tanto poi, una volta laureato, si finisce indistintamente nel calderone.
La cosa più triste è vedere la rassegnazione nei genitori. Loro, quando avevano latua età, non hanno avuto la possibilità di studiare, di frequentare il campus, di diventare Dottori, di aspirare a “cose grandi”. E così, proprio come ogni buon psicanalista ti direbbe, hanno riversato i loro sogni su di te, perché (almeno una volta nella vita te l’avranno detto) si erano promessi che “ai loro figli non avrebbero fatto mancare niente”. Fino a 5 anni fa infatti, pure tre dai, non immaginavano neanche lontanamente che il figlio non avrebbe trovato lavoro dopo una formazione universitaria. Ma che scherziamo? E qualcuno era pure convinto che le aziende avrebbero pagato di più una professionalità comprovata da titoli e lodi. Come no. Vallo a spiegare a mammà che, durante il colloquio, ti hanno fatto intendere che le lauree e il master sono, al contrario, motivi per non assumerti, perché contribuiscono ad aumentare le tue aspettative sulla retribuzione. Certo: meno titoli di studio, meno pretese.
E poi è arrivato quel momento. Il momento in cui, mentre acquistavi una cartolina in viaggio, la titolare nel negozio ha attaccato bottone raccontandoti della figlia, che sta per laurearsi, ma senza illusioni. E dei nipoti, che dopo tanti studi sono andati all’estero per trovare lavoro, perché qui facevano la fame. “Andatevene che non vi meritano” ripeteva. Lei, la negoziante, è uno di quei genitori che ha smesso di sognare per il proprio figlio, che si chiede giorno e notte se, alla fine, quei soldi spesi per mantenerlo all’università non sono stati sprecati. Che non ti ha salutato con un “buona giornata”, come avrebbe fatto solo 3 anni fa, ma con un rassegnato “buona fortuna per tutto, che voi giovani ne avete bisogno”. Peccato per quel broncio, vendeva belle cartoline.

Donne, oltre alle gambe c’è di più

Donne, oltre alle gambe c’è cultura, diritti, lavoro, politica, famiglia, sogni, modi di comunicare e dolori al polpaccio. Insomma, oltre alle gambe c’è di più.
L’anno scorso vi ho parlato dell’obsolescenza del femminismo e, al contempo, del difficile momento storico per la mascolinità. Quest’anno poche righe e tante infografiche per capire come stanno le cose prima di parlare, eventualmente.

Donne ed Europa



Donne, blog e social media


Donne e parità di genere


Donne e violenza


Donne e …(rullo di tamburo) reggiseno


E che una donna sia con voi!

La vostra friendly and funny Zia Cin

Parliamo di amore? E allora non ci sono Santi!



Di S.Valentino, puta caso oggi, ce ne freghiamo! Siamo snob nei confronti dell’argomento perché l’amore è roba vecchia. Roba da canzoni di Sanremo, roba da morale dei film Disney anni ’90. Non ci interessa l’amore, non ci serve. Ci interessano i brand, lo spread, l’ e-commerce al massimo, ma mai l’amore. E allora perché, dico io, ci ritroviamo spesso in angoli bui della città, in bar desolati, su panchine della metro esposte al vento, a parlarne ancora con gli amici desiderosi di consigli?
Forse perché quando natura chiama…e allora ciò che mi sembra scontato scrivere in questo blog, tutto ad un tratto è bene metterlo nero su bianco, anzi, giallo ocra su grigio. Scripta manent, e sul web manent almeno fino al prossimo millennium bug. Avoja quanto tempo c’è per leggere e rileggere questo post che si colloca, direi, a metà tra una seduta da Freud e una domanda sul sesso del Cioè.
Ma andiamo al sodo. La questione è che l’amore è sempre difficile, contorto, turbolento. E quando non lo è, il problema sussiste ugualmente perché è troppo tranquillo e potrebbe diventare routine. E poi si trasforma, cambia, e non tutti sanno stargli dietro. Non tutti sanno accettare la crescita, il mutamento e allora si rimpiange la passione iniziale e si finisce col cercarla altrove. Insomma l’amore è sempre un casino.
Ma, dico io, possibile che in millenni di graffiti sulle grotte, di affreschi, di Chanson de Roland, di rappresentazioni teatrali, di film di Moccia e corti d’autore pallosi, non si sia giunti a teorizzare una formula segreta per far durare un rapporto d’amore?
E allora ci provo io, che di teorie ne ho sempre a iosa e disponibili in vari formati. L’unica chiave per amare ed essere amati, caro/a nipote, è il caro vecchio Egoismo. Ebbene si, amare prima di tutto se stessi è l’unico modo per far funzionare un rapporto amoroso. In poche parole “Se non ti ami, non ami e non sei amato”. Questa filastrocca non invita all’ autoerotismo, ma a vivere una storia rendendo felice, prima che l’altro, proprio te stesso.


Pensaci un attimo: quando stai con qualcuno, non serve a nulla frequentare i posti che gli piacciono, i suoi amici, giocare a tennis perché lui lo fa da sempre e farsi una cultura musicale visto che è un deejay. Non saresti più tu, ma solo una copia di te, di quelle sbiadite pure, come quando alla stampante finisce l’inchiostro.
L’amore è compromesso, è vero, ma prima di scendere a patti, bisogna preservare la propria identità ad ogni costo. Perciò tieniti strette le abitudini che ti fanno stare bene, crea degli spazi solo tuoi, un paio di amici che lui non potrebbe mai frequentare e prendi con loro un bel caffè ogni tanto, in un bar che alla tua dolce metà non verrebbe mai di frequentare. Poi mi ringrazierai.
Quindi riassumendo, perché la tua storia d’amore duri senza problemi la zia consiglia:
1.      Di preservare la tua identità affinché la persona con cui stai ti conosca veramente sin da subito. Amore è sincerità non teatro.
2.      Di ritagliarti dei momenti solo tuoi e permettere che lui (o lei) faccia lo stesso. E’ bello fare le cose insieme e condividere alcune passioni, ma non siete nati siamesi ed è logico e naturale che ognuno abbia i propri interessi.
3.      Di pensare sempre, in ogni decisione da prendere, prima a quello che farebbe felice te.

Tre punti che valgono per qualsiasi relazione d’amore, compresa l’amicizia e i rapporti figli-genitori.
Tre punti e non ci sono Santi! Altro che S.Valentino.

                                                                                                          La vostra adorabile Zia Cin

Le unghie ti dicono se sei felice


Cari uomini,
il titolo di questo post ha un non so che di femminile nel titolo che potrebbe trarvi in inganno. Non fermatevi, dunque, alle apparenze e mettete da parte l’orgoglio di Tarzan (io Tarzan, tu Jane): questa riflessione riguarda anche voi.
Ebbene, non sempre la vita va come vorremmo. Purtroppo e per fortuna. E a questo siamo rassegnati. Il problema qual è? E’ che spesso ci capita di passare un brutto periodo ma, cornuti e mazziati, di non riuscire a riconoscerlo. Impossibile direte voi! Beh, ripensate ad alcuni momenti particolari della vostra vita. Ad esempio un periodo in cui siete stati insieme ad una persona che credevate di amare, ma vi faceva soffrire. La parte più difficile non è stata forse quella di ammetterlo a voi stessi?
Oppure ripensate a quante volte avete trascorso mesi, anni a lavorare presso un’azienda X, sopportando sopprusi e angherie di ogni genere, per poi scoppiare e licenziarvi con tanto di sceneggiata napoletana!
Ora, come tutti saprete, l’ingegnere divino che ci ha progettati non ha tralasciato nulla. Il nostro corpo ci invia dei segnali, attraverso il dolore, se c’è qualcosa che non funziona a dovere. E lo stesso principio vale per i cambiamenti fisici. Ogni grinza, ogni macchia, ogni opacità comunica allarme. Sta a noi dargli ascolto.
 
Qual è la morale di questa storia?
Il prurito è brutto segno.
No, a parte questa..la morale è:
 
1. Ognuno decide il proprio destino, nessuno è, infondo, obbligato a far nulla e, come diceva mia nonna, a tutto c’è rimedio, tranne a una cosa. Partendo da questo presupposto, se vivete una situazione di disagio, cercate di ammetterlo a voi stessi il prima possibile, senza temporeggiare e agite cambiando ciò che non va. Facile!
 
2. Quando è difficile persino ammettere la sofferenza guardate loro, le vostre unghie. Armi naturali e non solo, le avete trovate nel kit di sopravvivenza fornito dall’ingegnere Natura. Oltre a graffiare, infatti, sono la cartina al tornasole che cela il vostro grado di insoddisfazione. Adesso il vostro sguardo è già sulle unghie vero? Osservatele bene. Più sono opache, sfaldate (si pelano come una patata a strati) e spezzate, più siete infelici e deboli ( a livello di sistema immunitario).
Le soluzioni sono due:
1.      integratori alimentari e vitamine
2.      Cambio netto col passato
 
A voi la scelta.
La vostra amichevole Zia Cin di quartiere
                                                                                                    

Precario: stai lontano dall’ascensore!!!


Noi della Precario Generation siamo pronti a tutto. Al lavoro flessibile che, con adeguato lavaggio del cervello, stiamo finalmente accettando, e perfino ad essere etichettati come bamboccioni e choosy, ma non siamo preparati all’ascensore, luogo privilegiato di mortificazione per noi giovani. Se esaminassimo qualche ricerca astrusa in merito, scopriremmo certamente che per un 60% l’ascensore è frequentato, all’interno di un condominio, da persone di mezza età e per un 35% da sedentari. Categorie di persone, queste, che noi giovani dobbiamo assolutamente evitare.
Dare la colpa al modernismo architettonico delle nostre città non servirà nel momento in cui un condomino entrerà con noi in ascensore e dirà credendo di fare una battuta “Mi dai un passaggio?”.
Dopo una concisa considerazione sul meteo, infatti, sussegue sempre il “Come va il lavoro?” domanda che cela il desiderio di conoscere ben due notizie: se stiamo lavorando e dove. Non facciamoci ingannare da quella sorta di rassegnazione del vicino di casa al fatto che figli e nipoti plurilaureati non troveranno un posto fisso come era una volta! Ci aspetta una risposta la cui problematicità è direttamente proporzionale al piano del palazzo che dobbiamo raggiungere. Le scene più tristi si verificano in genere per chi sale da piano terra e abita in attico, la cui sorte è determinata dal tempo di permanenza nel parallelepipedo infernale, ovviamente maggiore.
In questi sfortunati casi, dunque, evitiamo di rispondere con le parole: Stage,Tirocinio, Centro, Consulenza, Servizi, Comunicazione, Gestionale e simili, perché la risposta, che di solito coincide, come in un film, con l’apertura delle porte dell’ascensore e il tipo che scende senza darci possibilità di replica, sarà sempre una: “Ho capito, lavori in un Call Center”.
Il viaggio in ascensore, ancora una volta, ci ha lasciato l’amaro in bocca e una domanda: come faceva il vecchio a sapere che il cv ad un call center lo abbiamo mandato davvero e lo hanno pure beatamente respinto?
Più campagna e meno condomini, per la nostra salute fisica, ma soprattutto mentale.

Questo post anche su http://issuu.com/vivilavoro/docs/vivilavoro-004(pag.23) Vivilavoro Magazine. Free press dedicato al mondo del lavoro.

Trovare lavoro si può. Basta un po’ di strategia

Il vicino di casa mi ha detto che “oggi per i giovani è dura”. La nonna di mio cognato mi ha detto che “per i giovani adesso è difficile trovare lavoro”. La nostra amica di famiglia 85enne che vive in un cottage nel sud dell’ Inghilterra mi ha detto “I know, in Italy, today, it’s very difficult to find a job”. E Gino, beh, Gino è unmio amico,  ha 53 anni, ma il lavoro lo sta ancora cercando.
 Si potrebbe riassumere che, se l’hanno capito loro, i nostri italiani di mezza età, se anche loro hanno smesso di vantarsi i nipoti parlando col vicinato, alludendo a studi oltre oceano e master per classi ridotte, allora abbiamo toccato il fondo. MA, c’è sempre un MA, una volta che si è toccato il fondo cosa ci aspetta? Si può solo risalire, dicono. Quindi ragazza/o tocca a te! A me, a noi. Trovare lavoro si può. Basta un po’ di strategia. Ecco qualche consiglio.




1 

1.      Prendi nota di ciò che sai fare
Carta e penna alla mano, butta giù cosa sai fare e cosa ti appassiona. Qualunque attitudine oggi potrebbe fruttarti. Magari quella tua passione per la musica che hai trascurato, oppure quella per il calcetto. Conosco gente che ci sta costruendo un impero sul calcetto. Pensa ad ogni cosa, anche quella che al momento ti sembra irrilevante e scrivi. Ora rileggi e cerca di collegare ognuna delle tue passioni con una possibile occupazione. E’ già un buon inizio. Fino a oggi non sapevi neanche cosa ti sarebbe piaciuto fare, isn’t?

2.      Non perdere di vista l’obiettivo
Decidi cosa vuoi fare e fallo. Facile vero? Non ti fare trascinare dal fiume della vita. Volere è potere. Inizia adesso! Il tuo sogno nel cassetto è fare l’astronauta (per esempio)? Bene! Informati sugli studi da intraprendere o i titoli necessari, sui limiti d’età, sui luoghi del mondo dove si pratica questo mestiere e tira fuori qualche vecchia esperienza inerente. Poi affronta con coraggio i colloqui. Non hai nulla da perdere. Poche chiacchiere e ricorda: ognuno è in grado di fare qualsiasi cosa. Basta iniziare a farla.

3.      Metti in relazione tutte le tue esperienze
Pensa ad ogni tua esperienza passata, lavorativa e non. Non deve essere per forza attinente al lavoro che stai cercando, basta che sia complementare. Il servizio civile, lo stage dell’università, il tirocinio formativo di un corso, il tuo vecchio lavoro stagionale. Tutto può spiegare a te stesso e agli altri quali competenze hai sviluppato negli anni. Faccio un esempio banale. Hai lavorato come commessa in un negozio d’abbigliamento e dio solo sa quanta pazienza ci vuole per aiutare una donna taglia 46 che crede di essere una 42. Oppure hai lavorato in un bar dove hai gestito i dipendenti per un periodo. Occupazioni del genere, sono esperienze pregresse nel campo della gestione risorse umane o della comunicazione con il cliente che potrebbero tornarti utili anche per lavorare in una grande azienda. A volte il modo di dire le cose le fa sembrare diverse. Trova quello giusto.

4.      Crea un database lavoro
Apri un bel foglio excell e in una griglia di tutto rispetto mettici tutte le aziende per le quali vorresti lavorare. Inserisci, nelle varie colonne, tutti i loro contatti e specifica se cercano personale, se hai mandato un cv e in quale data, se ti hanno risposto e se hai fatto un colloquio. Questo lavoro ti servirà per tenere traccia delle tue ricerche e ripetere l’invio del cv circa ogni sei mesi. Magari una delle volte capiti a fagiuolo.

5.      Trucco e parrucco al tuo curriculum
Il tuo curriculum vitae deve sapersi trasformare in base al colloquio che andrai ad affrontare.
– Metti in risalto le esperienze più attinenti al lavoro che vuoi fare.
– Riassumi le esperienze meno significative in un’unica frase come ad esempio “Occupazioni stagionali presso pub e pizzerie”.
– Non ti dilungare. Ricorda che un cv accattivante è un cv chiaro e breve (meglio in una pagina, massimo due). Nessuno vuole perdere tempo oggi e di certo il romanzo della tua vita non interessa al tuo prossimo datore di lavoro.
– Sii sincero e fiducioso. Dichiara il tuo vero grado di conoscenza delle lingue e del pc. Tante cose si imparano sul campo. Inoltre, ti rincuorerà sapere che c’è tanta gente che sta messa peggio di te, credimi.

1)      Sii umile
Ricorda che, come si dice a casa mia, “Nessuno nasce imparato”. La tua laurea non ti rende speciale rispetto agli altri. La laurea ce l’hanno tutti. E neanche il master post lauream. Mia cugina ne tiene cinque, ttiè. Quando inizi un lavoro, sii umile nell’imparare dagli altri e disponibile a sacrifici e orari flessibili. La gavetta è necessaria ai tuoi datori di lavoro per conoscere le tue potenzialità, ma anche a te, per capire cosa ti riesce meglio e crescere professionalmente.

2)                 Sostieni colloqui
Ebbene si, sostieni colloqui. Sembra scontato, ma tu sai benissimo di essere pigro. Ecco, se ancora nessuno te l’ha detto per ottenere un lavoro devi proporti. A meno che tuo padre non faccia da sempre per te “qualche telefonata alle persone giuste”. Perciò forza! Vestiti in maniera che ti descriva, se sostieni un colloquio presso una realtà dove la tua personalità può influire sull’esito. Oppure vestiti in maniera anonima come facevo io agli esami dell’università: ti aiuterà ad essere giudicato per quello che dici e non per l’impressione che il tuo aspetto dà alla persona che ti esamina. Vedrai che troverai qualcuno disposto a darti una possibilità.

3)                 Applica la tattica di Cenerentola
Questa tecnica, seppur utilizzata da Cenerentola per rimorchiare, l’ho imparata per caso a mie spese. Ti succederà, prima o poi, di sostenere un colloquio e di dimenticare in sede qualcosa di tuo. A me è capitato di dimenticare un ombrello. Ti richiameranno presto, vedrai. E mentre tua madre, dietro di te, con mani giunte bisbiglierà, convinta, che tu sei il migliore, che lei l’ha sempre saputo, che loro se ne sono accorti e non hanno aspettato neanche un’ora dal colloquio per darti un esito positivo, ti farà piacere sapere che ti richiamano solo per avvisarti che il tuo ombrello è lì da loro.
A cosa serve questa tecnica dirai? Serve a procurarti altri contatti con lo staff dell’azienda dove vorresti lavorare. La telefonata per l’oggetto dimenticato è un’occasione di dimostrarsi gentili ed educati e la seconda visita per recuperarlo un modo di far rivedere la tua faccia da beota che, dai e dai, sembrerà simpatica e familiare. E’ come per i grandi brand insomma. Più li vedi in giro più li senti vicini. Ecco, ora hai una carta in più per competere con chi brama quel posto di lavoro.

4)                Gasati con una serie tv
Vuoi fare il dottore? Hai un’ampia scelta tra le serie tv che trattano storie di medici: E.R., Grey’s Anatomy, Scrubs, ecc. Vuoi fare la commessa? Sabrina Ferilli ti dimostrerà come si sgobba vicino ai camerini in una serie tv strappalacrime e strappamaroni di qualche decina d’anni fa. Vuoi fare il mafioso? Guarda I Soprano. Vuoi fare il copy? Guarda Mad Man, che aspetti? Vai!Mi leggerai un’altra volta.

                                                                                     una saggia, ma troppo proprio Zia Cin