Nuovo sito: trasloca con me!

Trasferimento di blog su dominio.

Ciao nipoti!

Finalmente sono riuscita a traslocare su un nuovo sito.

D’ora in poi troverete i miei consigli ed i miei scarabocchi su http://www.paroladiziacin.it !

E da quest’anno parleremo anche di, ebbene sì, matrimonio. Io che parlo di nozze, capito???

Quindi non lasciatemi da sola in quel nuovo dominio freddo e vuoto.
Venite tutti a trovarmi presso la nuova sede. Vi aspetto!

Fieramente,

vostra Zia

Scrivere bene. I consigli di Umberto Eco

Dal 1985 al 1998, un uomo lungimirante e saggio come pochi del nostro tempo, Umberto Eco, ha curato una mitica rubrica sull’ ultima pagina de “L’Espresso“, la quale in seguito è diventata un’opera edita da Bompiani nel 2000. “La bustina di Minerva“, più attuale che mai, ci ispira ancora oggi. Perché certe cose, per fortuna, non cambiano mai.
Di seguito, 40 ottimi ironici consigli per scrivere bene. O per provarci.
Fatene tesoro nipoti cari e adorati!
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario. 
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.
 
“La bustina di Minerva”, Umberto Eco

Come trovare immagini dal web. E’ nata l’app Android IMAGE EXPRESS

Applicazione semplice per cercare immagini
 
È proprio vero. Le cose più semplici sono quelle che spesso hanno più successo. Semplici perché basate su un principio basilare, ma semplici, non dimentichiamolo, anche perché riducono la difficoltà delle operazioni da compiere, ci aiutano ad affrontare le situazioni della vita e soddisfare le nostre esigenze attraverso poche azioni. Il principio della semplicità, come sappiamo, vale soprattutto per la tecnologia e, sempre di più, per le applicazioni. Come nel caso di Image Express, App Android GRATUITA,  sviluppata da Sapientiam Studio, di Raffaele Morì e Giuseppe Carlà, (Logo di Gabriele Spedicato) che consente di cercare, salvare e condividere con pochi gesti delle immagini provenienti dal web attraverso dispositivi mobile.
 
 
E qui direte; dov’è la novità? Per questo c’è Google. Devo dire che, quando ho scaricato quest’applicazione, all’ inizio l’ho pensato anch’io. Ma poi, come accade spesso, al primo utilizzo mi sono ricreduta e ho capito come avviene la magia.
Fermatevi un attimo e pensate a quali operazioni è necessario compiere per cercare immagini dal web, attraverso dispositivi diversi dai pc ( smartphone, tablet, ecc.). Per effettuare una ricerca da un cellulare, ad esempio utilizzando Google, dovremmo:
·         aprire il browser Internet
·         applicare con le dita il pinch-to-zoom per allargare la videata
·         andare su Google
·         digitare la parola nella stringa
·         cliccare sul link Immagini
Il tutto perdendo tempo, a seconda della velocità della connessione e del dispositivo a disposizione.
E noi non vogliamo perdere tempo vero? Io non di certo! Con tutti i nipoti a cui devo badare non me lo posso proprio permettere J
Image Express assicura SEMPLICITA’ di utilizzo e VELOCITA’.
Come funziona Image Express
Il nome dell’App Image Express mi ha ricordato uno dei pochissimi programmi tv che vedo volentieri: “Pechino Express”. Perciò ho digitato nella stringa di ricerca proprio queste due parole.
Come potete notare, ho scelto le immagini da Google, ma avrei potuto scegliere anche quelle da Flickr oppure da Picasa.
Una volta selezionata l’immagine che si desidera ingrandire, si clicca e si apre una seconda pagina. In questa pagina è possibile, non solo vedere l’immagine prescelta in dimensioni maggiori, ma anche scegliere una serie di azioni da compiere. Così, molto velocemente e praticamente, cliccando su ognuna delle icone sottostanti, si può decidere se:
·      Reindirizzarsi alla sorgente dell’immagine. Ovvero alla pagina Internet da cui l’immagine proviene. Cliccare sull’icona Mappamondo ;
·         Scaricare l’immagine. Cliccare sull’icona Freccia in giù;
·  Condividere l’immagine sui diversi social e piattaforme a disposizione. Cliccare sull’icona Diramazione;
·         Tornare al Menu principale. Cliccare sull’icona Freccia indietro.
Il futuro di Image Express
Rumors dalla Sapientam Studio ci confermano che implementazioni future di Image Express permetteranno anche di cercare le immagini da Twitter e, cosa ancora più interessante, realizzare vere e proprie Slideshow.
Per scaricare l’App gratuita è necessario accedere al Play Store dal vostro dispositivo mobile e digitare Image Express. Il simpatico logo vi guiderà nella ricerca.
Che ne dite di questa soluzione semplice e innovativa per trovare immagini?
Tecnologicamente,
la vostra Zia Cin

Come scegliere il passeggino

Che Web Zia snaturata sarei se non trattassi in questo blog, almeno una volta, una dico io, l’argomento bebé, neonati, pappine e pargoli insonni. Oggi vi accontento parlandovi di un nuovo arrivato sul web: il “CERCAPASSEGGINI“, portale che adorerete come me, dedicato alla famiglia e ai più piccoli.
Loro, così teneri e indifesi, sono il nostro presente e il nostro futuro. E più li guardi incicciati nelle pieghe del loro stesso collo, indaffarati nel fissare il pulviscolo atmosferico, oppure intenti a raggiungere acuti e ultrasuoni degni di record, e più ti chiedi…beh, ti chiedi tante cose. Prima fra tutte: quando riavrai la tua vita e qui, tagliamo corto e ti rispondo, LA TUA NUOVA VITA É QUESTA (così non illudiamo nessuno). Ma poi, tra le tante domande, quella che sicuramente ti porrai ogni santo giorno della tua esistenza è: come ho fatto a vivere senza di loro finora?
Ad ogni modo, cari amici genitori, i quesiti li lascio a voi perché, come saprete, sono una Zia e preferisco andare di risposte. Questa volta infatti, faccio sul serio, parlandovi del nuovo portale che vi aiuta a scegliere il passeggino.
Tra mille modelli, mille funzioni, colori, tessuti, ruote, controruote, fermaruote, sensori di parcheggio e abs, scegliere il passeggino diventa sempre più difficile (qualche funzione l’ho aggiunta io). E già m’immagino la scena: il vostro primo figlio ha puntato la pancia di mammà. Chiede continuamente quando nascerà il fratellino solo per poterlo sopprimere al suo primo nguè. Così, mentre lui salta  con le scarpe sul divano per attirare l’attenzione, voi cercate, a fine giornata, dopo 8 ore di lavoro, di fare un discorso serio, guardare su Internet per capirci qualcosa sull’argomento e comprare il passeggino che vi eviterà distorsioni muscolari, cervicale e gobba da genitore per i prossimi 3 anni (?). Tra l’inquinamento acustico prodotto dal piccolo diavolo che dimora sul divano e il volume della tv sempre troppo alto in queste occasioni (Si alza sempre quando c’è da parlare. Succede in tutti i film e le pubblicità che si rispettino. Non le faccio io le regole) la scelta diviene impossibile e l’unica soluzione che vi rimane è quella di rivolgervi ad un rivenditore.
Ma il prezzo del prodotto che vi propone rientrerà nei vostri standard? E i pochi modelli a disposizione saranno di vostro gusto? Il prodotto avrà un buon rapporto qualità/prezzo? Garanzie, funzioni accessorie, praticità e funzionalità d’uso? Verificarlo in quel negozio sarà difficile, mentre la commessa con l’ amplifon vi spinge sorridente alla cassa e voi, che non ce la fate più, comprereste qualsiasi cosa pur di chiudere per sempre questa storia.
Il Portale 
Cercapasseggini risolve tutta questa situazione incresciosa. E’, infatti, un metodo semplice per scegliere il passeggino attraverso un motore di ricerca ad hoc. Tra personaggi teneri, ma risoluti (la cicogna Ciko, Mr. passeggino, i genitori “The Parents” e tanti altri oggetti animati) ed una grafica accattivante e funzionale, il sito assolve perfettamente alla sua funzione con chiarezza.
Come funziona  Cercapasseggini
Il portale è strutturato in questo modo:
Alle descrizioni delle varie di tipologie in commercio, si affiancano news sul settore, video esplicativi e promozionali, classifiche dei più quotati ed una vera e propria Community. Entrando a farne parte, i vantaggi sono molteplici. E’ possibile infatti:
– Porre domande
– Confrontare prezzi e modelli
– Scrivere recensioni
– Stilare Wish list e rimanere sempre aggiornati sulle novità.
Come scegliere il passeggino
Cliccando sul Menu Come Scegliere, sarà Mr. Passeggino in persona a illustrarvi le varie possibilità in commercio e a presentarvi i suoi simpaticissimi amici.
Oppure, dall’ Home Page è possibile effettuare ricerche rapide o avanzate, per modello e per marchio, al fine di scegliere il passeggino dei vostri sogni e, si spera, di quello dei vostri figli (in tutti i sensi).
Ora sta a voi, cari amici genitori spaparanzarvi sul divano e decidere in tutta comodità quale bolide acquistare. Io, come sempre, da brava Zia, mi limito a viziarli i nipotini. Perché, sapete come si dice, è un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.
Passegginamente la vostra Zia Cin

Social network e dipendenza. Si chiama FOMO

Ne avevamo già parlato insieme qui, insinuando il dubbio: esiste una reale dipendenza da social network? L’avevo paragonata, esasperando un po’ il tutto, all’assuefazione da Can-d, una droga particolare presente nei romanzi fantascientifici di Dick, ma, alla fine, la situazione, poco si discosta dalla realtà.
L’infografica elaborata da Mylife.com in seguito ad un sondaggio condotto tra gli utilizzatori di piattaforme social, spiega benissimo la portata del fenomeno. Perché ha un nome, ve lo volevo dire. Si chiama F.O.M.O. (Fear of Missing out) e si tratta di una sindrome da dipendenza che si manifesta con la paura vera e propria di perdere status significativi di amici e follower, segnalazioni di eventi e informazioni importanti se ci si allontana dai social network. Una paura che spinge gli affetti da FOMO ad essere sempre connessi e sempre presenti, su differenti piattaforme ed anche con diversi profili.

Come potete notare dall’ infografica, qualcuno se ne rende anche conto e pianifica di “staccare la spina” dai social per mesi o un anno, ma poi, in pochissimi ci riescono. E comunque, se lo fanno, è perché emigrano su una piattaforma più interessante e più adatta alle proprie esigenze sociali e lavorative.
Secondo il sondaggio, le donne ci ritrovano gli uomini del passato, il 51% degli intervistati si logga più frequentemente rispetto a due anni fa e il 27% apre i propri account appena sveglio.
E così più forte della voglia del fumo, della curiosità per i reality in tv ed, in certi casi, anche del richiamo del sesso, dopo l’ansia, potrebbe essere F.O.M.O la sindrome dell’anno.
Ora, l’infografica non spiega come accertarsi dei sintomi fisici di questa sindrome. Iniziamo a calcolare quanto tempo al giorno dedichiamo ai social? Forse non è il caso dai, ho paura scopriremmo che è in atto una vera e propria pandemia.
Sempre amorevolmente in pena per voi,
Zia Cin

Banjo. Connessione di luoghi e persone

Riflessioni before Banjo
Per anni, intorno al 2000, ci ha isolato, ci ha diviso. Ed ora, invece, la Rete ci unisce sempre di più. Come nei migliori romanzi di fantascienza, il Web, dio superiore e benevolo, ci connette l’uno all’altro con un tocco, uno sguardo sullo schermo, sempre più prossimi alla telepatia. Ora insegnandoci etica, solidarietà, collaborazione, ora trasformando i nostri arti e i nostri sensi in direzione “Evoluzione della specie”. Estensioni del nostro corpo sono infatti gli smarthphone, i tablet e chissà cos’altro tra un paio d’anni. Viviamo di touch, di link, di app. Toccare, connettere, applicare. Gesti che Uniscono nel Fare. È proprio così che ci eravamo immaginati il futuro. Ed è qui che siamo arrivati. Chi l’avrebbe detto. Io, da incorreggibile pessimista, non di certo. Eppure ci siamo, tutti insieme, legati l’uno all’altro sempre e dovunque. Integrando tecnologie e manualità, codici html e tradizioni, riti locali e hashtag globali.
Banjo App
Continuando per questa strada e tenendoci strettamente a destra siamo arrivati a Banjo. Il Boom in Italia da poco, il successo vedremo. Con 5 milioni di utenti, utilizzata in 190 Paesi, Banjo è un App per iOS e Android che ci consente di scoprire e vivere in tempo reale gli eventi di una città del mondo, pur essendo fisicamente in un’altra. Aggrega, infatti, in un’unica bacheca tutti i feed dei followers iscritti ai social network più conosciuti. Il fondatore è Damien Patton, pioniere e mentore all’ Harvard Innovation Lab.


Come funziona
Il viaggio virtuale di Banjo funziona così. La piattaforma geolocalizzata permette di effettuare delle ricerche per località, conoscere in tempo reale cosa succede e dove. E fin qui ci siamo. Tutti i feed che ci arrivano inoltre, possono essere ordinati, in base alle nostre esigenze, per categorie. Se creiamo la sezione Cucina ad esempio, lì troveremo tutte le ricette, i tutorial, i post che riguardano quell’argomento. Ma la suddivisione per categorie può essere anche trasversale. Video, foto, status. Ognuno ha il suo ordine mentale. E poi gli eventi, sistemati di default in ordine cronologico, sono segnalati per tempo e senza ridondanze, con la possibilità di recuperare contenuti passati dalla timeline.
Dove sta andando
Come ci insegna la storia, la tecnologia non sempre segue la strada per lei designata. Soprattutto in campo social, accade sempre più frequentemente di vedere una piattaforma prendere il volo e via via allontanarsi dall’idea madre del suo creatore. Idem per Banjo. Ma quanto volerà il nostro Icaro e, soprattutto, starà attento a non avvicinarsi troppo al sole? Pare infatti che l’applicazione fosse destinata a grandi cambiamenti. Integrazione di differenti piattaforme, condivisione e conoscenza di eventi sportivi, feste locali ed altre manifestazioni culturali finora conosciute solo in un determinato territorio. Attualmente, invece, Banjo si limita a fungere da guida per eventi dal mondo. Ma ancora è tutto da vedere.
Io ho letto di questa app grazie ad Anna, ma la vogliamo provare insieme? La Zia aspetta le vostre impressioni qui sotto per condividerle con gli altri nipoti!
Ps: Last minute considerazioni. L’azzurro social ora ha proprio stancato.

La vostra tecnologica quanto basta Zia Cin

Scrivere sul web. C’è chi si allena in "Palestra Writers"

C’è chi non saprebbe ancora fare un discorso alla Nazione, ma riceve già copiosi applausi dalle folle, se scrive col pennarello “mamma e papà”.
C’è chi non sa dire Ti Amo, ma riesce a rendere il concetto con una bomboletta spray, sui muri della città.
C’è chi trova difficile dire un semplice Ciao, si isola e si sente diverso. Ma poi tiene un resoconto dettagliato della giornata, sul proprio diario segreto, proprio come tutti gli altri adolescenti.
C’è chi non viaggia mai eppure, nei suoi racconti, vive fantastiche avventure insieme a pirati e cavalieri senza macchia, furfanti dal cuore gentile e donne potenti.
Comunicare è vivere, in qualsiasi modo lo si faccia. E quando i gesti e le parole diventano segni, di quel vissuto, ne rimane traccia per sempre. La scrittura di solito è una necessità, una  passione, ma può diventare un lavoro, come il nostro. Mio e dei miei compagni di Palestra Writers, un luogo virtuale dove Web Writer in fieri e professionisti si ritrovano per condividere dubbi e idee che riguardano la scrittura sul web, il copywriting, il social media marketing e la comunicazione in generale. Per confrontarsi e crescere, insieme.

La Palestra
Palestra Writer è una palestra immateriale, è vero, ma, tra fitness e allenamento, si suda realmente. Come fosse un Salotto francese, un circolo di intellettuali in fuga, comunichiamo giornalmente su un gruppo Facebook SEGRETO (ma aperto), ci scambiamo link e risorse utili, scriviamo, infine, dei guest post che possano essere d’aiuto per chi voglia aggiornarsi o intraprendere la professione del web writer. Inoltre, periodicamente, ci incontriamo tutti in hangout, utilizzando la piattaforma di Google+, per i “Palestra Writers Party”, vere e proprie feste di formazione on line, organizzati dalla nostra Coach, Francesca Oliva.
L’indirizzo della palestra
Qui, nel sito dell’ideatrice e promotrice della palestra, potete trovare i primi post dei “palestrati”, scritti in nome della condivisione di spunti ed esperienze e finalizzati ad imparare la nobile arte della scrittura sul web.
Per entrare a far parte di questo gruppo di scalmanati, invece, basta scrivere a checcao@gmail.com!
Ed ora che vi ho spiegato, cari nipotini della zia, cos’è Palestra Writers, vi presento alcuni dei miei compagni di allenamento e nuovi amici! Guardate quanta bella gente si allena…
Francesca Oliva
“Francesca Oliva pazza per i dolci e gran chiacchierona trascorro online tutta la mia giornata, alternando post e condivisioni social al mestiere di mamma. Il mio sito è francescaoliva.it e non è solo la mia vetrina professionale è anche l’indirizzo della splendida Palestra Writer, il luogo di condivisione per eccellenza. Un posto magico dove incontrare tanti amici e parlare di web col sorriso che a me, fortunatamente, non manca mai. Se anche tu sei appassionato di web fino a voler costruire online la tua professione entra in Palestra con noi! Ci divertiremo!”

www.francescaoliva.it

@checcao
Simona Nurcato

“Un diploma convinto da Perito Turistico, una laurea (molto meno convinta direi) in Economia, un negozio d’arredo bagno, una passione infinita per la scrittura, i viaggi, l’arredamento e la fotografia. Blogger e web writer in fase di bozza, ho finalmente trovato il modo di fondere tutto questo: scrivo sul mio blog cercando di viaggiare – anche solo virtualmente – attraverso i bagni di tutto il mondo, convinta che la cultura di un paese possa trasparire dai mille modi di arredare una stanza da bagno.!

@bagnidalmondo
Luigia De Fazio

“Mi chiamo Luigia, per il web e dintorni sono Luigiaweb, e da diverso tempo unisco la passione per il web design, la grafica e il webwriting cercando di realizzare siti internet gradevoli, facili da consultare e particolarmente attenti verso tutti gli Standard di sua maestà W3C. Ne curo anche i contenuti, ciò implica uno sguardo attento alle parole, ai tag e a tutto ciò che piace e non piace a Mister Google. Amo definirmi inoltre internauta per indole e per mentalità, un modo di essere che mi porta quotidianamente a scoprire nuove cose, a mettermi in gioco sempre e comunque, a confrontarmi con chi come me è innamorato della rete e delle sue potenzialità. Nel tempo libero amo leggere di tutto un po’, correre, suonare la mia chitarra, ascoltare tanta musica e girovagare qua e là per il mondo.”

@luigiaweb
Eleonora Giunchi
“27 anni freschi appena compiuti, Romagnola doc, vivo tra Bologna dove frequento la Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale e Cervia dove frequento l’Università della vita.

Gestisco il negozio di famiglia di articoli a uneuro (sì, quelli dove ci sono tutti quei gingilli simpatici/utili/inutili) e tra uno scatolone e l’altro scrivo sul mio blog. Un progetto appena nato, che mi piace sintetizzare citando uno dei testi più reali della storia del rock “You can’t always get what you want, but if you try sometimes you might find”. Mi nutro di scrittura circa quattro volte al giorno, e di pensieri edificanti/distruttivi per tutto il resto della mia giornata. Sono una lunatica senza mezze misure, ma con determinazione cerco sempre di realizzare ciò che desidero. Mi piace: scrivere, la mazurka francese, andare a cavallo, la macedonia di mio babbo, ridere, la semplicità racchiusa nelle cose semplici. Non mi piace: correre, andare a letto presto la sera, i fagiolini, la statistica, le cose logiche, la solitudine, la noia.”

@lamanhvp
Valeria Mascheroni
“Con una laurea in Cooperazione sviluppo & pace non pensavo certo di finire a fare la Social Media Manager. Tante parolone in inglese per dire che la mia specialità è farvi conoscere on line e far

sapere cosa fate di bello agli altri. Non essere solo un puntino nel mare di internet su cui naufragare ma essere una bella isoletta su cui tutti vorrebbero passare del tempo.”

@chenesocial
Gaia D’alessandro
“In giro per l’Italia per dovere e per passione, sempre accompagnata dal mio fido computer, ho

trovato nella scrittura non solo una fedele compagna, ma anche quel lavoro in tenera età mai immaginato. Con la necessità di creare in ogni momento della giornata, adoro tecnologia, serie televisive e il gelato pistacchio cioccolato.”

@guaiola
Giusy Congedo

“Salentina di nascita e ligure d’adozione. Laureata in Comunicazione, sono Social Media Marketing e Communty Manager per diversi progetti digitali e delegato HootSuite per l’Italia. Mi contraddistingue una risata (dicono) contagiosa, che trasmetto online con emoticons e smile 🙂 “

@giusina09
Maria Grazia Tecchia

“Maria Grazia Tecchia, web writer freelance e aspirante giornalista pubblicista, appassionata di lettura, scrittura, tecnologia ed informatica, musica e fotografia. Scrivo soprattutto di tecnologia, dalle news alle recensioni di software o di videogiochi flash. Redattore ed editor di un sito di tecnologia, di cui curo parte della gestione della pagina su Facebook, e revisore di testi per un sito di immobiliare.”

Annarita Faggioni

“Copy & Blogger, mai senza carta, penna e ispirazione!”

@piacerescrivere
Luana Galanti

“Perché mi alleno in Palestra Writers? è piuttosto semplice: perché da grande voglio fare la web writer. E in palestra – tra zie, comari, coach, poeti e copy – si impara ogni giorno qualcosa di nuovo. Vi sfido a trovare un altro posto altrettanto cool sul web!”  

@luanagala

Laura Bottazzi
“Scrivo con inchiostro simpatico…”

@lallerrima
Antonella Saponaro

“Sono Antonella Saponaro mamma blogger, web writer freelance, ingegnere gestionale, appassionata di web, di tecnologia, di fotografia e soprattutto della mia famiglia. Realizzo contenuti efficaci per blog e siti; recensione prodotti; realizzazione guide; correzione bozze; articoli su svariati argomenti; tutto in ottica SEO.”

@mammantonella
Valentina Medori

“Eccomi qua! Valentina: Copywriter freelance, blogger, web writer col pallino dei social. Dipendente dal suo smartphone android, drogata di tè con la panna e serie tv. L’unica palestra alla quale potevo iscrivermi è #palestrawriters!”

@StripedPapillon
Maria Grazia Piemontese

“Maria Grazia Piemontese. Laureata in lettere, non più ventenne, webwriter. Davanti a del buon vino e bruschette ben condite, ti direi di più.”

@MGraziaPiem
Sonia Gennaro

“Passare dallo scrivere la lettera per Babbo Natale su una vecchia Olivetti alla tastiera per riempire blog e social network è stato un attimo. Organizza eventi sui social media per la promozione della cultura digitale. Si è innamorata del web e vuole sposarlo ma lui ancora non lo sa.”

@SoniaMDahnhardt

Amina Obbed
“Dentro questo nomecognome un pochetto difficile (ve lo concedo) si mescolano l’Italia con la Somalia, la lentezza della bassa con la frenesia milanese, la passione per la scrittura con quella per la comunicazione e il web. E proprio grazie a quest’ultima “mescolanza” sono approdata su Palestra Writers, crocevia di esperienze, impressioni e passioni su web writing e dintorni, nonché occasione unica per apprendere e condividere: “l’unione fa la forza”, per noi, non è solo una frase fatta.” Se vuoi, ci vediamo su Twitter @AminaSetteNove

Elisa Gattamorta
“Nasce in libreria, non sa ancora se preferisce scrivere o leggere. Intanto fa la copy&web writer.”
@ElisaGatt 



Oltre a questa carovana di gnocche e bravissime amiche, tanti altri appassionati di scrittura sul web orbitano intorno a Palestra Writers. Tra loro, la simpaticissima e bravissima Roberta Zanelladi Copywriter Input Blog, la dolce Daniela Montieri di Un posto al copy  e il saggio Riccardo Esposito di My Social Web.
E poi ci sono io,  la vostra friendly and lovely Web zia, Zia Cin!
Se ci volete raggiungere, fischiate!
                                                                                         

Seo. Ti ho venduto l’anima?

Attenzione: contiene verità scomode.
Diciamolo dai e finiamola con questo buonismo. Il SEO (Search Engine Optimization, insieme di regole di scrittura sul web utilizzate per posizionarsi al meglio agli occhi dei motori di ricerca), ci darà pure da mangiare e sì, sarà d’aiuto per gli associati alla “Logorroici anonimi”, costretti a rivedere i propri standard in merito a numeri di parole, succo del discorso e formattazione della propria performance di scrittura. Però, però. Lasciatemi rafforzare il concetto con un doppio però.


Il discorso è che il Seo dapprima lo circuisci, gli ammicchi, lo avvicini e infine ci prendi confidenza. Ed è proprio quando hai imparato a conoscerlo che, puff, lui cambia. Embeh no. C’è un limite a tutto. Anche perché sono una donna, non si è mai visto che debba rincorrerti io! 
Ma a questo potevamo pure abituarci – i tempi cambiano – dicono. I problemi più gravi (che potrebbero diventare una piaga) sono altri.
1)    Il problema più vecchio del mondo: l’Omologazione.  Ma se un argomento, per brillare agli occhi di Mr. Google, deve: essere sviluppato in tot parole; contenere le keywords un tot di volte (di più, di più) (no così sono troppe) (beh ora non fare il tirchio con le keywords che non le paghi); singhiozzare in paragrafi, ma al contempo scivolare come l’olio per affabilità e chiarezza… me lo volete dire come si fa a non rimbambire come Lino Banfi in “Vieni avanti Cretino”??? E poi, metafore colte a parte, questi contenuti non finiranno per assomigliarsi un po’ tutti? Ed è li che arriva il ghigno del motore di ricerca. Stronzetto lui. Sì, perché mentre tu ti affanni nel seguire le regole, cercando di rendere una notizia a modo tuo, ma rispettando il suo schema maledetto della brevità e semplicità,  lui inarca le sopracciglia e inizia a tirare su il naso e l’indice, per poi sventolare quest’ultimo lentamente, da destra verso sinistra, ricordandoti che, i contenuti duplicati, lui li evita. Quindi come in fisica (credo): due forze uguali si annullano.
2)   Secondo problema. Tu ci hai messo tutta la personalità che potevi e la tua strategia, tutto il sudore della fronte e l’olio di gomito che sei riuscito a produrre (praticamente sei zuppo), ma non è servito. Ed è in quel momento che ti accorgi che hai venduto l’anima al SEO. La tua creatività è stata strangolata. Lentamente, giorno dopo giorno, senza che te ne rendessi conto. Come in un film della tua vita che scorre davanti agli occhi, mentre sudi freddo, ti vengono in mente tutte le azioni più bieche che hai compiuto per dare retta al SEO. Come quella volta che hai cercato su Google Trends l’ espressione più digitata e, pur essendo altamente porno, l’ hai utilizzata, con la scusa di essere un copy, per il tuo titolo sul post di argomento “Cibo” . E pensi: che stupido sono stato a piegarmi alla logica meccanica, all’ ingegneria, al calcolo subdolo. Un incubo, sembra di rivivere Io Robot e tu non hai di certo il fascino di Will Smith. Ma possibile che, preso dalla mania delle visualizzazioni e del Seo, mi sono dimenticato di cosa amo parlare, come amo farlo e soprattutto da dove vengo? Perché noi italiani veniamo dagli endecasillabi, dall’ Accademia della Crusca, veniamo dal “La donzelletta che vien dalla campagna, in sul calar del sole…” e lei, aveva in mano solo un fascio d’erba, non una calcolatrice o un grafico cartesiano.
Il succo è questo: al Seo, ora come ora, non possiamo (purtroppo) rinunciare. Ma bisogna usarlo, come ogni cosa, con moderazione. Senza dimenticare chi siamo e perché scriviamo.
Del resto il calamaio è già andato e la penna pure, ma ci vogliamo far togliere dalle macchine il piacere di un climax, di una similitudine, di un sano ossimoro???!!! 
Ci vogliamo far privare del gusto di ascoltare la dolce melodia delle parole per ridurre tutto ad un elenco puntato, ad un paragrafo di frasi brevi e chiare???!!!
Ed infine, secondo voi, quante volte ho inserito la parola Seo in questo post? ;D  Forse troppe, ma per questa volta…
Sempre occupata in un conflitto interiore, la vostra Zia Cin

Azienda abbi fede. Il Social Media Marketing è una religione

Vi è mai capitato di guardare il cielo stellato sopra di voi e fare pensieri profondi? A me sì, solo che Kant ci avrebbe visto “la legge morale dentro di sé”, invece io, tapina, mi sono limitata ad una similitudine. Scusandomi in anticipo per l’azzardo, mi è venuto in mente il paragone tra il social media marketing e le religioni.
Non fate quelle facce! Analizzando insieme le caratteristiche principali di una fede religiosa potrete osservarne dei punti in comune.
·      Divinità. Ogni religione ha un dio (Giove, Zeus, Jahve, Cristo,ecc) e l’adepto social addicted adora il Sacro Web.
·       Nosce te ipsum. Ogni fedele mira, attraverso il credo, a conoscere, infine, se stesso. E l‘abitante dei social, da quando ha un profilo Facebook, ne ha scoperte di cose che neanche sapeva di se stesso. E come ne ha scoperte! Vogliamo parlare del’ex secchione timido che ora è selfie dipendente?
·       Riti e credenze. Le religioni si contraddistinguono per i riti, inflessibili e di massa, perpetrati secondo le stesse identiche dinamiche nei secoli dei secoli (amen). Ma perché il #FF del venerdì su Twitter cos’è?
·    Socializzazione. Parliamo del processo di convivenza sul quale si fondano i culti. Esso prevede l’interiorizzazione di valori, norme e culture. Qui non serve dilungarsi. Ogni social network è un mondo a sé, ma in tutte le piattaforme, la regola base è condividere e interagire all’interno di una community.
·      Simbologia. La croce, le colombe, i rami di ulivo, il fuoco, gli unicorni, i draghi, sono i simboli delle grandi religioni. E proprio il minimalismo sempre più dilagante nel web ci invita a riconoscere gli ecosistemi social attraverso i bottoni, i loghi, le iniziali stilizzate, e tutti gli elementi dell’immagine coordinata, talvolta unicamente attraverso gli accostamenti cromatici (rosso e bianco ormai è Pinterest, azzurro e bianco è Twitter, ecc.).
·   Morale/funzione sociale. Ovviamente le due cose, puta caso, nelle religioni coincidono. Non desiderare la roba d’altri (per Google copiare i contenuti è penalizzante), non dire il falso (pena la sfiducia degli utenti), ringrazia per i doni ricevuti (il blogger o social media manager ringrazia per ogni singolo mi piace, per il commento e per il retweet) e così via.
·        Fede assoluta. E qui veniamo a te azienda. A te che il social network lo vuoi usare perché lo usano tutti ma, come lo fai? Finché vedrai la piattaforma social come un contenitore di link diretti al tuo sito aziendale non andrai lontano. Non basta frequentare una sinagoga per essere un fedele praticante. Serve che porgi l’altra guancia, che impari dal fratello e che “ti comporti come vorresti che gli altri si comportassero con te” (al catechismo insegnavano questo).
In soldoni che cosa significa?
1.     Significa che la tua pagina social deve promuovere il tuo sito web, ma diffondere anche, in nome del più utilitaristico Do ut Desi contenuti di altri. Oggi metti un link del suo sito, domani lui ne metterà uno al tuo. Senza paura di paragoni e rivali. E questo se proprio hai la mira del profitto. Altrimenti condividi i contenuti di altri anche per piacere, per approfondire e per comunicare ai tuoi utenti/clienti che t’informi, che sei sincero, che cresci con loro e che si possono fidare di te. E voilà! Fidelizzazione, non ti serviva anche questo?
2.  Devi dare il buon esempio. Non buttare fango sui tuoi concorrenti utilizzando i social. Piuttosto frequentali e migliorati con loro, ove possibile.
3.   Devi imparare a condividere i tuoi successi con gli utenti. Le vittorie aziendali e le partecipazioni ad eventi. Renderli partecipi è importantissimo;
4.    Devi creare dei riti che coinvolgano e uniscano tra loro i tuoi seguaci. Saluti, foto del giorno, e tanto altro. A cosa serve? La tua community inizierà a volerti bene sul serio e, un giorno, si ricorderà (alla spicciola) del tuo negozio ( “Ma da chi potrei acquistare il prodotto x…ah sì, da lui!”)
Scommetto che il tuo social media manager te l’aveva detto e non ci avevi creduto, vero?
Ma, come per ogni credo religioso, anche per il social media marketing serve innanzitutto un grande atto di Fede. Alcune cose non si vedono, ma accadono. Altre cambiano in maniera irreversibile e, prima che tu te ne accorga, saranno cambiate anche le esperienze d’acquisto dei tuoi utenti/ clienti, sarà cambiata la loro idea di vivere l’emozione del tuo servizio, sarai cambiata tu, cara azienda. In meglio.
Frutto di riflessioni sul divano

La Zia

Facebook: profilo pubblico o privato. Due punti di vista differenti


Nel 2008 scoppia in Italia la moda Facebook. Qualcuno era già iscritto all’ almanacco del web, ma il divertimento è iniziato quell’ anno. Mentre Zuckemberg si sfregava le mani a casa sua salvando e intrappolando nel web i nostri ricordi e le nostre foto, noi eravamo presi dalla mania degli album descrittivi, dei post giornalieri, delle citazioni. Di quelle cose tristi insomma che, solo ad uno stadio avanzato della dipendenza, abbiamo abbandonato. E poi negli anni quante novità: i gruppi, le liste, le fan page, le chat e tutti a smanettare sulle tastiere, a scriverci l’un l’altro via pc pure stando seduti vicini “hai messo mi piace alla mia foto, grazie!” “Era bella! Ho pure commentato.” “Allora aspetta che ti rispondo al commento”.

Di questa assuefazione avevamo già parlato qui, ma ora si tratta di fare l’ennesimo punto della situazione. Il nostro utilizzo, il mio utilizzo di Facebook si è evoluto e inizio ad avere dei dubbi. Capite che i dubbi una zia non se li può permettere perché i consigli di solito li da. Quindi espongo il mio problema nel tentativo di risolverlo al più presto.


Da qualche anno lavoro nel mondo della comunicazione come copy e web writer. Qui arriva il bello. Molti di coloro che abitano il web per professione, riescono agevolmente a conciliare la vita on line con quella off. Mi spiego: riescono ad essere Mario Rossi nella vita reale, postare foto e commenti privati su piattaforme social che utilizzano anche per il lavoro. Ecco, io ho difficoltà a fare questo e ho bisogno di un consiglio. Mi rivolgo a qualcuno che saprà aiutarmi. Spero. Chiara De Carlo.


Buongiorno Chiara!

Lei lavora come giornalista presso una web tv d’informazione del suo territorio (Sudnews.tv) ed è anche una grande appassionata di social media. Diciamo che non riesce proprio a rimanere disconnessa, neanche per attimo, vero?


Neanche per un attimo. Il mio lavoro mi pone in una condizione di costante attenzione su ciò che mi accade intorno, offline e online. In più, il mio strettissimo rapporto con i social network (sono convinta della loro utilità a scopo personale ma anche lavorativo) mi porta ad essere sempre connessa tramite i miei account Facebook, Twitter, Instagram, ecc. Facebook soprattutto.


Ho bisogno di un consiglio e, visto il lavoro che fa, immagino potrà aiutarmi. Ma soprattutto, devo continuare a darle del Lei in quanto professionista, oppure essendo amiche c&c (Culo&Camicia) posso evitare questi inutili convenevoli?

Continui a darmi del lei, almeno in questa sede. Quando mi ricapita? Solitamente, nella vita di tutti i giorni, i toni sono ben diversi quindi preferirei approfittarne.



Bene, allora le spiego il mio problema esistenziale. Amo il web, la socialità, la condivisione, l’aggiornamento in tempo reale ma non riuscirei a limitarmi nel postare notizie private. In pratica è come per la casa. Mi piace abitare in compagnia, ma ho bisogno dei miei spazi e di qualche ora di solitudine al giorno. Lei, come me, è una persona con tanti amici e tante passioni al di là del lavoro. Come riesce a conciliare questi due mondi?

Da quando i social network sono entrati nella mia vita ho cercato di capire in che maniera potessero fare al caso mio. Prima di cominciare il mio percorso lavorativo utilizzavo già Facebook e Twitter e ne facevo un uso strettamente personale. Oggi ne faccio un uso diverso. Concilio lavoro e privato sulle mie “vetrine” personali sui vari social, e credo che sia la scelta giusta, perché questo mi permette di farmi conoscere sia dagli amici e conoscenti, sia da chi, per svariate ragioni (magari lavorative) raggiunge i miei account e tramite un rapido sguardo ai miei interessi, alle cose che scrivo e al mio comportamento online, può capire le mie potenzialità o i miei punti deboli.


Ok. Io su Twitter sono 70% webwriter e 30% web zia, quindi va bene. Per quanto riguarda Facebook, invece, io ho un’idea ben precisa di come utilizzarlo oggi e ora, nel 2013. Ho un profilo privato, pochi amici, quelli che realmente conosco e frequento. Condivido in tempo reale scatti fatti con amici e parenti. Chiacchero del più e del meno senza la minima professionalità. Faccio la zia a tempo pieno insomma e sono restìa a concedere l’amicizia a persone che ho conosciuto in ambito lavorativo. Eppure, più lavoro sul web e nel campo della comunicazione, più trovo difficoltà nel tentare di tener separate la Zia Cin on line da quella off. Lei che uso fa di Facebook e Twitter?

Facebook è la mia casa online. Nonostante tra i miei amici e “seguaci” ci siano persone che conosco appena, esprimo liberamente pensieri, commenti e critiche sulla vita di tutti i giorni, sul lavoro, sui miei sentimenti. E’ una scelta che fanno molte persone nel mio settore, e io ho scelto di condividere questo modo di fare perché mi rispecchia. Ho sempre voluto essere, per grandi linee, un “libro aperto” (cosa che nella vita spesso mi riesce difficile fare), e su Facebook riesco a far vedere molte cose di me. Solo pochi, pochissimi intimi, riescono poi a vedere anche oltre.
Twitter lo uso molto molto meno rispetto a Facebook. Sono iscritta da molti anni, ma mi è sempre piaciuto molto poco. A livello razionale, so di usarlo per la promozione dei miei pezzi o dei miei lavori, ma finisce lì. Non pongo particolare attenzione o cura a ciò che faccio, anche perché faccio poco. In definitiva, il modo di comunicare su Twitter non fa al caso mio, ma per via di mille motivi, continuo ad utilizzarlo.


Quindi ha scelto di impostare il suo profilo Facebook in modalità pubblica e condividere tutto il suo io Chiaroso con tutti?

Con tutti. Tranne qualche post che per ragioni personali qualcuno in particolare non può vedere. Ma in quei casi è limitato solo a quelle determinate persone.

Non le da fastidio che chi la conosce in campo professionale possa vedere cosa fa, con chi e dove, sempre e comunque?

Credo sia un valore aggiunto la mia vita personale. Ho sempre pensato che se piaccio a qualcuno a livello lavorativo, devo piacere anche a livello personale. Creare empatia credo sia ciò che cerco nel rapporto con gli altri, in tutti i settori della vita.


Quindi, dopo questa scelta, ha avuto bisogno di limitare o rivedere alcuni dei suoi criteri di pubblicazione dei suoi contenuti?

No. Pubblico liberamente. Sono rare le eccezioni in cui blocco un contenuto. Se lo faccio, come di rado è capitato, non è mai avvenuto nei confronti di soggetti con i quali sono coinvolta lavorativamente parlando. Ecco, è successo spesso per motivi personali, non per altro.

Ricapitolando: lei , al contrario di me, utilizza Facebook in modalità PROFILO PUBBLICO per interagire con amici e “followers” e, di conseguenza, accetta anche le richieste di amicizia di entrambe queste categorie?

Interagisco con tutti ma per quanto riguarda le richieste d’amicizia scelgo di accettare o meno in relazione alla persona che mi ha inviato la richiesta. Faccio un pò di ricerca, vedo gli amici in comune, vedo gli interessi in comune e poi scelgo se accettare la richiesta oppure se lasciarla come “follower”. Insomma, è a discrezione personale.

Ok. Ma io pubblico le foto della cena della sera prima, del pennarello quando lo tengo in equilibrio sotto il naso, pubblico freddure che capirebbero solo gli amici stretti, video di me e lei ubriache che cantiamo Maledetta Primavera e scorci della mia vita di zia col nipotino…come devo fare secondo lei?Mi dia una soluzione.

Io credo che sono proprio quelle le cose che personalizzano un profilo. Soprattutto quello di una creativa. I profili in cui la personalità è molto evidente sono quelli che comunicano di più, e noi comunichiamo sempre. O no? Certo poco poco di selezione non guasterebbe: magari le foto da ubriache le può evitare, ma quello è un favore che devi fare a me.

Grazie per il consiglio, ci penserò. Ora che l’intervista sta finendo, che dice, posso smetterla di darle del lei? -.-

Se proprio deve.

E allora sai che ti dico Chiara? Che siamo diverse, per questo siamo amiche. E ora che ne dici, ti va di chiedere insieme ai lettori lo stesso consiglio? Tipo in tv, ti faccio mandare la pubblicità, vai!

E voi cari lettori come coniugate la vostra vita pubblica con quella privata? Attendiamo con ansia le vostre risposte e i vostri consigli. Io, intanto, non cambio idea, la Zia potrebbe  🙂 

Perdindirindina Chiara! Ma tu sei nata per mandare la pubblicità! Ti ringrazio tantissimo per l’intervista, ci vediamo stasera per una pizza e rafforzo il tuo concetto con una domanda ai lettori anch’ io:
Alla luce di questi dubbi amletici, ci date la vostra opinione in merito? Che uso ne fate voi di Facebook?


Scrivete alla Zia 😉